La verità sui Gulag
Il lavoro rieducativo in Urss:
onore all'inedita esperienza socialista dei Gulag
L'applicazione errata della sua giusta linea più volte denunciata e
combattuta da Stalin. Falsità e menzogne sui numeri
L'ATTACCO AI GULAG E' L'ATTACCO AL SOCIALISMO REALIZZATO
Nel
2021 è caduto il 95° anniversario dell'istituzione del lavoro coatto nell'Urss
di Stalin come forma organizzata e rieducativa. La struttura dei campi, poi
noti come Gulag, nacque infatti nel 1926 nell'arcipelago delle isole
Solovetsky, nel Mar Bianco, facente parte della Repubblica sovietica della
Carelia. Una ricorrenza importante, che permette a noi marxisti-leninisti
italiani di compiere una riflessione di classe su questa esperienza storica compiuta
dal primo Stato socialista del mondo, di confutare i cumuli di menzogne
vomitati dalla borghesia, dai fascisti, dai trotzkisti, di difendere e rendere
onore ancora una volta alle giuste indicazioni e attuazioni di Lenin e Stalin,
di contribuire a fare chiarezza su un tema tanto delicato.
I Gulag nacquero come risposta socialista al problema delle carceri.
Nell'Occidente capitalista la detenzione doveva avere, e l'ha tutt'oggi, un
carattere punitivo. Nell'Urss di Lenin e Stalin rivestiva un carattere
correttivo e rieducativo. Essi si ispiravano al principio sancito solennemente
dalla prima Costituzione della Repubblica socialista federativa russa del 1918
che stabiliva che il lavoro era un dovere per tutti i cittadini della
Repubblica dei soviet e proclamava la parola d'ordine: "Chi non lavora non
mangia". Come nella società dove tutti, anche i borghesi, dovevano
lavorare per vivere, anche nei Gulag il lavoro per la collettività dava diritto
all'esistenza e vigeva il principio del socialismo attuato in tutto il Paese:
"Da ciascuno secondo le sue capacità, a ognuno secondo il suo
lavoro". Come affermerà Stalin: "Da vergognoso e pesante
fardello quale era considerato prima, in Urss il lavoro si è trasformato in
questione di onestà, di gloria, di valore e di eroismo".
La stessa detenzione prevedeva tre categorie di lavoratori e tre regimi di
rieducazione: privilegiato, leggero e di prima categoria o duro, previa
l'esamine della commissione medica che stabiliva se i rieducandi erano in
condizione di svolgere un lavoro pesante o un lavoro leggero. Tenendo conto di
tali criteri l'amministrazione del campo assegnava quindi le mansioni a ogni
detenuto e stabiliva una razione alimentare a seconda della percentuale
dell'obiettivo che riusciva a realizzare nel suo lavoro: razione di base, di
lavoro, rinforzata o punitiva.
Solo ventilare, se non proprio decretare, un parallelo tra i Gulag e i lager
nazisti, come fanno in maniera subdola e criminale gli anticomunisti, è un
falso storico a tutto tondo. Quelli hitleriani erano centri di sistematico
sterminio, dove furono commessi i più efferati crimini contro l'umanità che la
storia ricordi; nell'Urss di Lenin e Stalin chi sbagliava pagava non con la
camera a gas o il forno crematorio ma provando, nella stragrande maggioranza
dei casi, per la prima volta nella vita cosa volesse dire realmente lavorare,
quanto fosse stato criminale tramare contro il proprio Stato, affamare il
popolo, sfruttare il lavoro altrui.
Nei Gulag infatti venivano inviati i nemici del comunismo e della Patria
sovietica: speculatori, incettatori, sabotatori dell'economia, oziosi, kulaki
(contadini ricchi antisovietici), parassiti, borghesi privilegiati, ma anche
terroristi, disertori, seguaci del vecchio regime zarista, collaborazionisti
delle armate bianche durante la guerra civile e degli invasori nazisti nella
seconda guerra mondiale, agenti della borghesia e dell'imperialismo occidentale
infiltrati nel partito e nello Stato, fino ai delinquenti comuni. Come può
quindi scandalizzare che nei campi di rieducazione sovietici c'erano i ricchi e
gli anticomunisti, mentre nelle carceri occidentali e dei paesi reazionari a
languire sono stati e sono tutt'oggi in prevalenza i poveri, i comunisti e
chiunque si opponga al dominio di ferro del capitalismo e dell'imperialismo? E
come si possono denigrare i Gulag, come fanno la borghesia e i suoi lacché,
sparlando di regni delle malattie, morti per fame, bieco schiavismo, negazione
dei più elementari diritti, quando giudicano e definiscono come il regno della
democrazia gli Usa, dove impera la pena di morte fascista, dove i penitenziari
come Alcatraz hanno fatto la peggiore storia detentiva, mentre a Guantanamo,
Abu Ghraib e Bagram i prigionieri islamici vengono spesso uccisi, senza che
trapeli uno straccio di notizia, trattati come bestie, torturati e annientati
psicologicamente. E si può non pensare ai boia sionisti israeliani che
schiacciano e sfruttano i palestinesi in enormi campi lager nei territori
occupati? Senza parlare delle dure e disumane detenzione a cui sono sottoposti
i comunisti peruviani, appartenenti alla guerriglia di Sendero Luminoso.
L'inferno di queste carceri davvero non ha nulla a che vedere con i Gulag.
Certo che in quest'ultimi c'erano le malattie come il tifo e lo scorbuto, che
infierivano anche nelle città russe durante l'aggressione imperialista
occidentale e dei controrivoluzionari bianchi del 1917. Certo che il cibo era
scarso in questo periodo o durante la seconda guerra mondiale, ma questa era la
difficile e inevitabile situazione di tutto il Paese, di tutto il popolo
sovietico, dove i prodotti alimentari erano giocoforza razionati. Insomma,
nonostante la costruzione del primo Stato socialista, iniziata da Lenin e
proseguita da Stalin, sia avvenuta in circostanze durissime, in mezzo all'accerchiamento
imperialista che tentava di strangolarlo economicamente e politicamente
dall'esterno, e con gli assalti delle armate bianche e dei revisionisti di
destra e di "sinistra" dall'interno, anche l'esempio dato dai Gulag
rappresenta un'esperienza storica importante e inedita. Ciò non toglie che
siano stati commessi degli errori, in alcuni casi anche gravi. Come vedremo più
avanti nel dettaglio, in Urss si è ripetuta ciclicamente un'applicazione errata
della giusta linea dei Gulag. Ma ciò non va addebitato a Stalin e agli
autentici bolscevichi, ma a elementi, come Jagoda, Ezov, che tramavano
nell'ombra contro la costruzione del socialismo in Urss. Fu Stalin in prima
persona a rimuovere dal posto di Commissario del popolo per gli affari interni
prima Jagoda (1936), smascheratosi in seguito come seguace del destro Bucharin
e per le sue azioni controrivoluzionarie condannato e giustiziato, poi il
"sinistro" Ezov, destituito nel '38 e condannato e fucilato nel 1940.
La storia dei Gulag
Le origini del Gulag, abbreviazione di Glavnoje upravlenije lagerej
(Amministrazione generale dei campi di lavoro correttivi), termine assunto nel
1930 per ribattezzare la riorganizzazione del dipartimento speciale per i campi
dell'Urss, sono da ricondursi al 1919, quando un decreto del Commissariato del
popolo per gli interni della Russia socialista stabilì le modalità di
organizzazione dei campi di lavoro nei quali dovevano essere convogliate
persone arrestate e condannate dai tribunali. Esso suggeriva che ogni capoluogo
di regione allestisse un campo per non meno di trecento persone ai
"confini delle città o in edifici dei dintorni come monasteri, proprietà
terriere, fattorie ecc.". Prevedeva una giornata lavorativa di otto ore,
mentre gli straordinari e il lavoro notturno erano autorizzati solo "in
conformità al codice del lavoro".
Già nell'estate del 1918 Lenin aveva chiesto che gli elementi inaffidabili
venissero rinchiusi in campi fuori dalle città più importanti; ci finirono
aristocratici e commercianti. Il primo decreto bolscevico sulla corruzione
emanato nello stesso anno recitava: "Se una persona colpevole di accettare
o pagare tangenti appartiene alla classe agiata e si avvale della corruzione
per mantenere o acquisire privilegi legati ai diritti di proprietà, dovrebbe
essere condannata ai lavori forzati più gravosi e improbi e le andrebbero
confiscate tutte le sue proprietà".
Nel febbraio 1919 Dzerzinski, a capo della Ceka (Commissione straordinaria per
la lotta alla controrivoluzione, al sabotaggio e alla speculazione) pronunciò
un discorso, in cui spiegò la funzione dei campi nella rieducazione ideologica
della borghesia. Queste nuove istituzioni dovevano "sfruttare il lavoro
dei detenuti; dei signori che vivono senza lavoro; di tutti coloro che non sono
capaci di lavorare senza una certa costrizione; o se prendiamo le istituzioni
sovietiche, questo castigo dovrà essere applicato nei casi di lavoro poco
coscienzioso, poco zelante, quando si verificano ritardi. Ciò che si propone,
dunque, è la creazione di una scuola di lavoro". Nel 1921 c'erano 84 campi
di prigionia disseminati in 43 province.
Come detto, il sistema sovietico di rieducazione basato sul lavoro prese corpo
alle Solovetsky, nel campo istituito nel 1920. Tanto che nel 1930, quattro anni
dopo l'avvio ufficiale delle nuove regole, a una riunione di partito alle
Solovetsky il dirigente locale Uspenski, riportando le sensazioni di Stalin e
del Partito comunista, dichiarò: "l'esperienza di lavoro dei campi sulle
Solovetsky ha convinto il Partito e il governo che il sistema carcerario deve
trasformarsi in tutta l'Unione sovietica in un sistema di campi correzionali di
lavoro". Sarà il poeta Gorki a far conoscere al mondo questa inedita
esperienza. Nel suo saggio, scritto subito dopo la sua visita personale alle
Solovetsky del 20 giugno 1929, descrivendo le condizioni di vita e di lavoro
dimostra ai lettori che i campi di lavoro sovietici non equivalgono affatto ai
campi di lavoro capitalistici o a quelli dell'epoca zarista, ma sono un tipo di
istituzione completamente nuovo. "Se una società europea cosiddetta
colta e civile - scriverà Gorki - osasse effettuare un esperimento come
questa colonia e se questo esperimento desse dei frutti come ha fatto il
nostro, tale paese darebbe fiato a tutte le sue trombe per vantarsi dei propri
successi. Solo la modestia dei dirigenti sovietici ha impedito di farlo
prima".
Fu l'immensa opera del canale del Mar Bianco a dimostrare quanto fosse vincente
la politica dei Gulag. Con questa opera la rotta dal Mar Bianco ai porti commerciali
del Baltico poteva essere compiuta senza un viaggio di migliaia e migliaia di
chilometri nel Mar Glaciale artico, circumnavigando la grande penisola
scandinava. Stalin fu il principale promotore del canale del Mar Bianco e
desiderava esplicitamente che fosse posto in opera per mezzo del lavoro coatto
dei rieducandi. Quando il canale fu finito, nell'agosto del 1933, i suoi
direttori dei lavori gli attribuirono il merito di aver dimostrato
"ardimento" nell'intraprendere la realizzazione del "mastodonte
idrotecnico" e l'"impresa meravigliosa di non averlo fatto con la
manodopera tradizionale". Lo stesso Gorki affermerà: "Stalin è stato
l'artefice delle comunità di lavoro e di una politica di recupero attraverso il
lavoro. E' stato Stalin a lanciare l'idea di costruire il canale tra il Mar
Bianco e il Baltico con l'impiego di detenuti, poiché solo sotto la sua guida
era possibile un tale metodo di recupero dei pregiudicati". Se in America
c'erano voluti 28 anni per costruire il Canale di Panama, lungo 80 km, e in
Asia la costruzione del Canale di Suez, lungo 160 km, aveva richiesto 10 anni,
il Belomorkanal, lungo 227 km, era stato costruito in meno di due anni!
Oltre all'emulazione socialista, come avveniva in tutta la società sovietica,
le autorità del campo introdussero anche la figura dell'udarnik, il
lavoratore d'assalto. In seguito essi furono ribattezzati stachanovisti, in
onore di Aleksej Stachanov, un minatore efficentissimo e molto produttivo.
Gli udarnik e gli stachanovisti erano rieducandi che avevano
superato la norma e perciò ricevevano un supplemento alimentare e altri
privilegi. Gli operai più efficienti venivano anche rilasciati in anticipo; per
ogni tre giorni di lavoro in cui la norma veniva realizzata al 100% ogni
detenuto riscattava un giorno di pena. Quando poi il canale fu completato in
tempo, vennero liberati 12.484 rieducandi. Molti altri ricevettero medaglie e
premi.
Sempre in questo periodo con il contributo decisivo del lavoro coatto vennero
creati grandi centri industriali negli Urali, nel Kuzbass e sul Volga; le città
di Magnitogorsk e Komsomolsk sull'Amur sorsero su terre vergini. Nella Kolyma,
in Siberia, il Gulag a poco a poco portava la civiltà. Venivano costruite
strade dove prima c'erano solo foreste, sorgevano case nelle paludi. Nuove
tecnologie furono portate nelle remote terre del Kazakhstan e del Caucaso. Fu
costruita la gigantesca diga del Dnepr, che triplicò la produzione di energia
elettrica. La stessa splendida e funzionale metropolitana di Mosca fu costruita
grazie al lavoro dei rieducati del Gulag. I Gulag si espandevano dunque a
macchia d'olio. L'Uhtpeclag produceva petrolio, la Kolyma oro, i campi della
regione di Arcangelo legname.
La rieducazione socialista
I rieducandi si sentivano comunque parte integrante della cittadinanza
sovietica, tanto più dalla fine degli anni '30 in poi, allorché venne applicato
il principio secondo cui essi dovevano essere utilizzati in base alle loro
particolari capacità e specializzazioni. Basti ricordare che lo stesso Tupolev,
padre dell'aeronautica sovietica, iniziò a dare i suoi contributi lavorando nei
Gulag e dopo aver pagato il suo tributo alla giustizia sovietica rientrò
tranquillamente al suo posto di progettatore. Dopo il soggiorno nella Kolyma
Sergej Korolev diresse il programma spaziale sovietico. Il generale Gorbatov,
rieducato, fu uno dei comandanti dell'Armata Rossa che sferrò il glorioso
attacco finale a Berlino. Come ha affermato nelle sue memorie egli non ebbe mai
un attimo di esitazione all'idea di rientrare nelle forze armate sovietiche e
neppure a combattere per conto del Partito comunista che lo aveva arrestato.
Gorbatov scrive anche con orgoglio delle armi sovietiche di cui i suoi uomini
potevano disporre "grazie all'industrializzazione del nostro paese" a
cui avevano dato un contributo importante i rieducandi dei Gulag. Dopo la
vittoria sul nazifascismo diversi ex detenuti furono insigniti del titolo di
eroi dell'Unione sovietica, la massima onorificenza militare dell'Armata Rossa,
moltissimi altri ricevettero medaglie e premi, nonché passaggi di grado
nell'esercito e ammissione al Partito comunista.
Lo slogan "Tutto per il fronte! Tutti per la vittoria!" aveva
suscitato un'eco calorosa nel cuore di chi lavorava nei Gulag, la cui
produzione industriale contribuì enormemente allo sforzo bellico.
Nei limiti del possibile ai rieducandi veniva offerto quello a cui aveva
diritto tutto il popolo: istruzione, scuola di Partito, asili nido per le
detenute con prole, rappresentazioni teatrali, lettura e pubblicazioni di
giornali. Il "Perekovka" (Rieducazione) ad esempio era scritto e
pubblicato dai detenuti del canale Moscova-Volga, un progetto partito sulla
scia del successo del canale del Mar Bianco, e vi si trovavano anche rubriche
di dibattito e di proteste allo scopo di migliorare le condizioni di vita dei
campi e la loro direzione. Dopo la morte di Stalin il caos e la
disorganizzazione presero a dilagare nei Gulag. A Beria, che per assecondare il
rinnegato e traditore Krusciov avallò l'idea dell'inutilità del lavoro collettivo
coatto, la situazione sfuggì ben presto di mano. Rivolte e scioperi si
susseguirono in tutti i campi del Paese, tanto che ci fu il ricorso ripetuto
all'uso delle armi fino all'impiego dei carri armati contro gli insorti. I
detenuti più attivi nelle sommosse erano quelli antisovietici: "fratelli
della foresta" baltici, militanti nazionalisti ucraini, soldati
dell'armata del generale Vlasov (che aveva collaborato attivamente con Hitler),
membri di sette religiose. Con Krusciov i Gulag persero il loro significato
originale. Non avevano più uno scopo rieducativo ma unicamente repressivo,
gestiti con metodi arbitrari e clientelari.
Il rilascio dei prigionieri politici iniziò nel 1954 e si diffuse,
accompagnandosi alle riabilitazioni di massa, dopo il colpo di Stato di
Krusciov al XX Congresso del PCUS del 1956. Ufficialmente i Gulag furono
soppressi dall'ordinanza del 25 gennaio 1960 del ministero degli interni
sovietico.
Applicazione errata della giusta linea dei Gulag
Era naturale che nel corso di un'esperienza talmente inedita quale fu il
Gulag venissero commessi degli errori. Questo lo avevano messo in conto Lenin
prima e Stalin poi. Tuttavia in Urss si ripropose ciclicamente un'applicazione
errata della giusta linea dei Gulag. Niente di particolarmente diverso da
quanto avveniva nella società socialista sovietica, dove imperava ancora la
lotta di classe tra proletariato al potere e borghesia spodestata, tra
rivoluzionari e controrivoluzionari.
Già nel 1926 gruppi di detenuti meno privilegiati nel campo pilota delle
Solovetsky nelle loro lettere al presidium del CC del PC denunciavano il
"caos e la violenza" imperanti nel Gulag. Tanto che nel 1929 i
dirigenti locali della Carelia furono richiamati all'ordine dai loro superiori
perché ancora non avevano "capito l'importanza del lavoro coatto come
strumento di difesa sociale e la sua utilità per lo Stato e la società".
Di fatto nei primi tempi la negligenza, il caos, la disorganizzazione, fattori
come la carestia, provocarono molte vittime. Dopo le punte raggiunte nel 1933
il tasso di mortalità calò decisamente, quando la carestia smise di essere
acuta e i campi furono organizzati meglio. Non bisogna mai dimenticare comunque
come la rapidità dell'industrializzazione, la mancanza di pianificazione e la
penuria di specialisti esperti rendevano inevitabili incidenti e sprechi.
Durante la costruzione del canale del Mar Bianco Jagoda, allora a capo
dell'OGPU, il dipartimento di polizia segreta a cui facevano riferimento i
Gulag, su insistenza di Stalin esortava i comandanti dei campi a trattare
meglio i lavoratori coatti, a "provvedere in modo scrupoloso a fornire ai
detenuti l'alimentazione, l'abbigliamento e la protezione adeguati".
Matvej Berman, capo del Gulag dal 1932 al 1937 fu accusato di aver diretto
"un'organizzazione trotzkista di destra per il terrorismo e il
sabotaggio" che aveva creato "condizioni privilegiate" per i
detenuti dei campi, indebolito di proposito la "preparazione militare e
politica" delle guardie (da cui il grande numero di evasioni) e sabotato i
progetti edilizi del Gulag (da cui la lentezza dei loro progressi). Aleksandr
Izrailev, vicecapo del Gulag di Uhtpeclag fu condannato per aver
"ostacolato lo sviluppo dell'estrazione di carbone". Aleksandr
Polisonov, un colonnello che lavorava nella divisione delle guardie armate del
Gulag, fu accusato di aver creato per i suoi subordinati "condizioni
impossibili". A Mihail Goskin, capo della sezione costruzioni ferroviarie
del Gulag, venne imputato di aver "elaborato progetti irrealistici"
per la linea ferroviaria Volocaevka-Komsomolec.
Isaak Ginzburg, capo della divisione medica del Gulag, fu ritenuto responsabile
dell'alto tasso di mortalità tra i prigionieri e lo accusarono di aver concesso
privilegi ad altri detenuti controrivoluzionari, facendo in modo che venissero
rilasciati in anticipo per motivi di salute. Alcuni di questi furono condannati
a morte, altri si videro commutata la pena da scontare nei campi. Molti dei
primi amministratori del Gulag subirono lo stesso destino.
Fedor Ejhmans capo del dipartimento speciale dell'OGPU venne fucilato nel 1938.
Lazar Kogan, secondo capo del Gulag, nel 1939. Il successore di Berman alla
direzione del Gulag, Izrail Pliner, mantenne la carica per un anno appena, poi
venne fucilato nel 1939.
Una situazione denunciata francamente da Stalin. Al XVIII Congresso del Pcus
del marzo 1939 Stalin affermò che l'epurazione nella società come nei campi era
stata accompagnata da "più errori di quanto ci si sarebbe potuti
aspettare". Indicò alcune carenze dell'operazione, come le
procedure d'indagine abbreviate, la mancanza di testimoni e di prove a
conferma.
Jagoda, a cui era stata affidata la responsabilità dell'espansione del sistema
dei campi, venne processato e fucilato nel 1938, anche se in una lettera
indirizzata al Soviet supremo aveva implorato che lo risparmiassero. "E'
duro morire. Mi butto in ginocchio di fronte al popolo e al Partito e chiedo
loro di perdonarmi, di salvarmi la vita". Stessa fine per il suo
successore Ezov, che nonostante le premure dello stesso Stalin per farne un
quadro proletario rivoluzionario, fu destituito nel '38 e fucilato nel '40 dopo
aver implorato anche lui la grazia: "Dite a Stalin che morirò con il suo
nome sulle labbra".
Prima del 1937 le percosse ai rieducandi nei campi erano proibite. Ex
dipendenti del Gulag hanno confermato che nella prima metà degli anni Trenta
erano illegali. Nel '37-'38, periodo più acuto nella lotta contro i
controrivoluzionari e sabotatori del socialismo, l'impiego della tortura fisica
si diffuse sopra le righe, tanto che all'inizio del '39, lo stesso Stalin fu
costretto a diramare una direttiva ai dirigenti della NKVD regionali
confermando che "dal 1937 il Comitato centrale consentiva
l'impiego della pressione fisica sui prigionieri nell'ambito delle procedure
dell'NKVD". Ma spiegò che era permesso "soltanto con
nemici del popolo così manifesti da approfittare dei metodi di indagine umani
per rifiutare senza ritegno di tradire i cospiratori, con coloro che per mesi
rifiutano di testimoniare e cercano di impedire lo smascheramento dei
cospiratori ancora in libertà". Tuttavia Stalin ammetteva che
talvolta era stata impiegata con "persone oneste arrestate per
caso" e che tali casi andavano stigmatizzati e puniti i
responsabili.
Dal 1939 sotto la direzione di Beria le cose sembrarono migliorare. Gran parte
dei condannati in base ad accuse poi rivelatesi infondate furono liberati. Dai
Gulag uscirono più di 300 mila rieducandi. Tuttavia nel marzo 1942
l'amministrazione del Gulag a Mosca fu costretta a inviare una lettera
furibonda a tutti i comandanti dei campi, ricordando loro la norma per cui
"ai prigionieri deve essere consentito di dormire non meno di otto
ore". La lettera spiegava che molti comandanti avevano ignorato questa
regola, concedendo ai loro detenuti solo quattro o cinque ore di sonno per
notte. Perciò, sostenevano i dirigenti, "i prigionieri stanno perdendo la
loro capacità di lavorare e stanno diventando 'lavoratori deboli' e
invalidi".
Per tutta la durata dell'aggressione nazi-fascista e della guerra di
Liberazione la giornata lavorativa era stata giustamente aumentata in tutto il
Paese. La produzione doveva eroicamente supportare lo sforzo bellico della
gloriosa Armata Rossa, ma ciò non poteva e non doveva essere preso a pretesto
per abusi e vendetta personali, nel Gulag come in tutta la società.
Nel 1945 Vasilij Cernysev, allora dirigente del Gulag diramò una circolare a
tutti i comandanti dei campi e ai capi regionali del NKVD manifestando il
proprio disagio per lo scarsissimo livello delle guardie armate dei campi, tra
cui si riscontrava un'alta frequenza di "suicidi, diserzioni, perdita e
furto delle armi, ubriachezza e altri atti immorali", oltre a frequenti
"violazioni delle leggi rivoluzionarie". Ancora nel 1952 un anno
prima della sua morte, quando furono scoperti casi di corruzione ai massimi
livelli della polizia segreta, la prima reazione di Stalin fu di esiliare gran
parte dei principali responsabili.
Falsità e menzogne sui numeri
Un gran baccano velenoso viene sollevato artatamente sul numero dei
detenuti nei Gulag, sposando cifre fantasiose di decine e decine di milioni
avanzate da controrivoluzionari e anticomunisti storici russi e non solo.
In realtà nel 1921 erano 70 mila su una popolazione di oltre 135 milioni e nel
momento della massima espansione, all'inizio degli anni '50, i detenuti furono
all'incirca 2 milioni e mezzo su una popolazione di più di 200 milioni.
Basti pensare che dopo l'implosione dell'Urss nel '91 il numero dei detenuti
delle colonie penitenziarie non ha smesso di aumentare e supera oggi il milione
nella sola Federazione russa, assai meno popolata dell'Urss di Stalin.
I borghesi e gli anticomunisti non prendono volutamente in considerazione che
dal 27 giugno 1929 il Politbjuro dell'Urss adottò il significativo provvedimento
per cui tutti i detenuti condannati a una pena superiore ai tre anni sarebbero
stati trasferiti, da quel momento in avanti, nei campi di lavoro collettivi. E
nemmeno che la collettivizzazione delle campagne e relativa lotta di classe
contro i kulaki, portò nel 1930 300.000 contadini ricchi antisovietici nel
Gulag. Eppure per le teste d'uovo della borghesia anticomunista, fra cui spicca
il "maoista" pentito, professore inglese nonché funzionario del
ministero degli Esteri britannico a Sofia e New York, Robert Conquest, ben 6
milioni e 500 mila kulaki sarebbero stati "massacrati" nel corso
della collettivizzazione forzata delle campagne.
5 milioni di internati politici nei Gulag, all'inizio del 1934, (in realtà
erano tra i 127 mila e i 170 mila) più sette milioni arrestati durante le
cosiddette "purghe" del 1937-1938 facevano dodici; Conquest aggiunge
poi un milione di giustiziati e due milioni di morti per cause diverse durante
quei due anni.
Sempre per costui ci sarebbero stati 9 milioni di detenuti politici nel 1939
"senza contare quelli comuni". Ma al 1° gennaio di quell'anno (vedi
tabella pubblicata a parte) i rieducandi del Gulag erano poco più di 1.600.000!
Anche per Medvedev, ideologo del rinnegato e traditore Gorbaciov,
"c'erano, quando Stalin era vivo, dai dodici ai tredici milioni di persone
nei campi". Sotto Krusciov, che avrebbe fatto "rinascere le speranze
di democratizzazione", le cose "andavano molto meglio" visto che
nel "Gulag non c'erano più di 2 milioni di criminali comuni".
Per gli storici della borghesia ci sarebbero stati una media annua di 8 milioni
di detenuti nei campi. In realtà, il numero dei detenuti politici oscillò tra
un minimo di 127.000 nel 1934 e un massimo di 500.000 durante i due anni di
guerra, nel 1941 e nel 1942. Dunque le cifre reali sono state moltiplicate di
ben 16 volte.
Tra il 1937 e il 1938 i campi sarebbero straripati di 7 milioni di
"politici", e ci sarebbero stati oltre 1 milione di esecuzioni e 2
milioni di morti. In realtà, dal 1936 al 1939, il numero dei detenuti nei campi
aumentò di 477.789 persone (passando da 839.406 a 1.317.195). Un fattore di
falsificazione pari a 14 volte. In due anni i decessi furono 115.922 e non
2.000.000. Là dove 116.000 persone erano morte per cause diverse, i denigratori
del socialismo aggiungono 1.884.000 "vittime dello stalinismo".
Secondo Conquest e compagnia, tra il 1939 e il 1953, nei campi di lavoro ci fu
il 10% di decessi all'anno, per un totale di 12 milioni di morti. Una media di
855.000 morti all'anno. In realtà, il numero reale, in tempi normali, era di
49.000. Solo durante i quattro anni di guerra, quando la barbarie nazista
imponeva delle condizioni insopportabili a tutti i sovietici, la media dei
decessi salì a 194.000.
Una delle calunnie più ricorrenti afferma che l'epurazione dei
controrivoluzionari mirava a eliminare la "vecchia guardia
bolscevica". Secondo lo storico russo anticomunista Brzezinski nel 1934
c'erano 182.600 "vecchi bolscevichi" nel Partito, cioè membri che vi
avevano aderito al più tardi nel 1920. Nel 1939 se ne contavano 125.000. La
grande maggioranza, il 69%, era quindi rimasta nel Partito. C'era stata,
durante quei cinque anni, una perdita di 57.000 persone, cioè il 31%. Alcuni
erano morti per cause naturali, altri erano stati espulsi, altri ancora giustiziati.
E' chiaro che i "vecchi bolscevichi" cadevano, durante l'epurazione,
non perché fossero "vecchi bolscevichi", ma a causa del loro
comportamento politico revisionista, controrivoluzionario e antisocialista.
E' evidente come l'attacco ai Gulag è l'attacco al socialismo realizzato. Sì
perché dietro alle cifre menzognere non c'è niente di "scientifico",
c'è l'odio viscerale contro il socialismo e contro coloro che l'hanno elaborato
e realizzato. Finché fu vivo Stalin, la borghesia interna e internazionale non
ebbe alcun spazio in Urss e nel movimento comunista internazionale, fu
denudata, sbugiardata, umiliata e sconfitta e visse nel terrore del suo
tramonto storico, lei che si ritiene eterna e universale, mentre la realtà
sovietica quotidiana mostrava quanto essa fosse superflua e inferiore rispetto
alla nuova classe proletaria giunta al potere dell'economia, dello Stato e
dell'intera società. E' stato grazie ai rinnegati Krusciov, Breznev fino a
Gorbaciov e Eltsin in Urss e all'esperienza storica del PCI revisionista in
Italia che la borghesia internazionale e nazionale ha potuto rialzare la testa
e vomitare tutta la bile accumulata contro l'esperienza socialista realizzata
da Lenin e Stalin in Urss e da Mao in Cina.
C'è altresì una differenza profonda tra gli errori di Stalin - alcuni dei quali
da egli stesso denunciati e corretti - che riconosciamo anche noi
marxisti-leninisti e gli errori presunti denunciati dai nemici di classe e dai
loro lacché. Noi li riconosciamo per salvaguardare la linea marxista-leninista,
essi lo fanno per attaccare, stravolgere e abbattere tale linea. Il problema
vero allora è tanto sapere individuare gli errori veri da quelli presunti,
quanto di saper ricercare le cause degli errori per imparare la lezione e per
evitare di ricommetterli, quanto di sapere se sono stati commessi in buona fede
(Lenin e Stalin) o con l'intenzione malevola di nuocere alla causa del
proletariato e del socialismo (Jagoda, Ezov).
E' con questo spirito marxista-leninista che oggi rendiamo onore all'inedita
esperienza socialista dei Gulag, denunciandone i casi di applicazione errata
della sua giusta linea.
4 dicembre 2021